CASA CIRCONDARIALE DI SIENA


La nostra Mission

La classificazione degli Istituti di prevenzione e pena è compiuta, allo stato, soprattutto sulla base di elementi eterogenei quali: qualificazione giuridica, condizioni fisiche e mentali, età e condotta disciplinare. Si differenziano sostanzialmente  gli ICATT, Istituti a Custodia Attenuata. In questo caso il trattamento intramurario si identifica in base ad una specifica problematica, quella della tossicodipendenza, e le attività individuate sono mirate all’obiettivo principale di risoluzione di tale problematica. L’Istituto a Custodia attenuata è infatti  un circuito penitenziario differenziato dove la funzione rieducativa della pena assume maggiore importanza rispetto a quella retributiva. All’interno di questa tipologia d’istituto penitenziario il recluso ha la possibilità di acquisire nuove conoscenze, di accrescere la propria cultura, ma soprattutto di auto-sperimentare il grado di maturità e responsabilità raggiunta.

E’ dovere dello Stato – giuridicamente sancito dall’art 27 della Costituzione – dare alla pena un contenuto rieducativo, ma ciò comporta automaticamente che è dovere dell’Amministrazione Penitenziaria fare il possibile per individuare le metodologie di trattamento più idonee a favorire il fine ultimo del trattamento intramurario: ossia il processo di reintegrazione nella società.

Sia l’Ordinamento penitenziario che il Regolamento di Esecuzione esplicitano in maniera evidente quali dovrebbero essere gli obiettivi delle attività espletate in ambito penitenziario, che trovano la loro maggiore interpretazione nell’art 27 del Regolamento di Esecuzione nella parte in cui si sottolinea che deve essere attuata con il detenuto “ una riflessione sulle condotte antigiuridiche poste in essere, sulle motivazioni e sulle conseguenze negative delle stesse per l’interessato medesimo e sulle possibili azioni di riparazione delle conseguenze del reato, incluso il risarcimento dovuto alla persona offesa”.

In questa ottica è necessario considerare che la detenzione può quindi essere per il soggetto un’occasione di crescita personale attraverso l’acquisizione di nuovi modelli comportamentali che rispettino la crescita personale, superando stereotipi, modi di essere, legati più a luoghi comuni e a condizionamenti socio-culturali.

Occorre, in tal senso,  creare condizioni adeguate di contesto per fare emergere le qualità positive possedute dalle persone ristrette e spesso non utilizzate perché sconosciute, affinché possano diventare risorse utilizzabili, rendendo il soggetto pienamente consapevole della propria scelta di vita.

Crediamo che ciascuno di noi, operatori penitenziari e società, è parte integrante e responsabilizzante nel processo di reintegrazione sociale di chi ha sbagliato commettendo un reato, un processo che si basi sull'acquisizione del concetto dell’accettazione delle regole e del rispetto della diversità come ricchezza, di modalità “positive” nelle relazioni interpersonali . La rete della vita, nel delicato rapporto di equilibrio tra soggetto ed ambiente, è basata sull’utilità di ogni essere vivente per l’altro ed il danno creato incide fortemente non solo su noi stessi, ma anche sugli altri.

 

 

 

 

 

 

 

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